AION

Ciò di cui ho bisogno ora, non è una risposta... ma una domanda
venerdì, 06 novembre 2009

                                  DEDICATA

                                            

 

“ Perché non scrivi di me ˮ aggiungo mentalmente un punto interrogativo. O forse non era una domanda? Gli occhi al soffitto, mi chiedo perché non punto il gomito sul materasso, sino a farlo arrossare.

Ascolto la notte, là fuori, e immagino le finestre come occhi chiusi e i fiori sul davanzale come ciglia abbassate.

“ In amore non vince nessuno, vero? ˮ Stavolta è una domanda.

“ No, in amore si perde tutti ˮ

I nostri visi saldati insieme, ti ho sentita andare e tornare, mentre lacrime salate di vittoria scendevano giù a confondere una bocca; felice di vederti correre, ho messo in scena la tua ombra e ho visto il tuo corpo inarcato ancora, come quello della ‹‹ Dama del cielo ››: come Nut, tutta cosparsa di stelle, che esprime la volta celeste e si incurva sopra l’amante.

Ho aspettato, ogni cosa doveva restare immobile, muta, come fosse irrimediabilmente sola: per non turbare la gioia e riportare così un amore alla sua casa.

Poi il tuo sguardo chiaro, come la cresta di un’onda, si è spento come un vetro dipinto all’imbrunire di una chiesa e, all’improvviso, un volto all’interno di un altro, in una processione che si spinge lontano; la mia mente a pezzi divisa in quarti di tono e nessun direttore d’orchestra che avrebbe potuto salvarla.

Come foglie che cadono, il tuo respiro sul mio sguardo come ad offuscare uno specchio.

“ Cosa differenzia un amore da un amore? ˮ

“ Il dono ‒ rispondo ‒ il cuore ci avverte del risveglio dell’anima al contatto con la purezza del dono e non c’è risonanza della memoria che possa confondere un suono con un altro suono. ˮ

Nascondi qualcosa tra le carezze dei tuoi capelli:

“ Non sempre in amore si perde ˮ

Taccio: non sempre in amore si perde e io avevo già scritto di te.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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martedì, 03 novembre 2009

Stava seduta su una poltroncina bassa, in legno di rosa, sotto il grande albero-corallo.

Si sentiva il profumo del mughetto di maggio, il suo preferito e che lei chiamava “ il potere della purezza ˮ.

Appariva stranamente diafana e soprattutto la sua voce era molto cambiata. La si sarebbe detta sempre più la voce di una bambina: non avevo mai pensato che lei potesse morire.

“ Sei uno strano uomo ‒ mi disse ‒ te ne stai davanti a quella piccola finestra e hai il mondo sulla punta delle dita: una geografia istantanea, la storia dappertutto… sì, sei uno strano uomo. ˮ

Appariva bianca bianca. Si potevano vedere soprattutto i suoi occhi, che sembravano talmente grandi sotto il suo copricapo di mussola stretto intorno alla fronte…

“ Sei perennemente sdraiato su quel tavolo operatorio ‒ continuò ‒ completamente nudo, e lasci che gli altri frughino dentro di te. E non stai mai zitto un attimo:  ‘ guardate lì, al di sotto del cuore, ci sarà qualcosa che sicuramente vi interesserà. No, non lì… più sotto! ʼ

E quelli frugano, credendo di portare via qualcosa che li sfami, mentre tu, in realtà, stai succhiando loro il sangue senza che se ne accorgano. Sei sempre stato così, sin da ragazzo. Anche allora pretendevi che tutto fosse esposto e che gli altri avessero la tua stessa forza nel rovistare tra la spazzatura della coscienza, tra i rifiuti dell’anima.

Ricordi quando dicevi: ‘ ci vuole un cambiamento. La coscienza stessa deve fare un esercizio di allargamento ‒ o di schiarimento, non ricordo bene ‒ corrispondente, sul piano fisiologico, a quello che può essere l’accrescimento cerebrale che separa l’uomo del neolitico dall’uomo davanti al televisore. ʼ

Ricordavo, anche se di tempo ne era passato, ma ora la coscienza mi appariva quale lei, senza che io comprendessi, me l’aveva mostrata allora: un fiore dai petali di mille colori.

Il suo viso era così minuto e bianco. Una concentrazione quasi feroce nello sguardo: pensai che bisogna davvero essere intrepidi per sostenere quello sguardo.

“ Sai ‒ riprese ‒ io trovo la vita ancora bella. Non mi piace la vecchiaia ed esclamo con Goethe: ‹‹ Oltre le tombe, avanti! ›› ˮ

Il suo pensiero esuberante, limato fino alla trasparenza.

“ Un goccio di poesia? ˮ e cominciò a declamare:

 

A lungo ho scavato a fondo,

In un orrore di melma e fango,

Un solco per il canto d’un fiume d’oro

Una dimora per un fuoco che non muore

 

Ho faticato, sofferto nella notte della materia

Per portare il fuoco all’uomo

Ma l’odio dell’inferno e il disprezzo degli uomini

Sono il mio cibo da quando ha avuto inizio il mondo

Mille e una sono le plaghe mie

E i re titani m’assalgono

 

Và dove nessuno è andato, gridò una voce

Scava più a fondo, più dentro ancora

Fino all’inesorabile pietra in fondo

E batti alla porta senza chiave…

 

Sceso per le cieche vie del corpo

Fino ai misteri sotterranei

 

Son risalito al temibile cuore muto della terra

E ho inteso la campana della sua messa nera

Ho visto la sorgente da cui ha inizio la sua agonia

E l’intera ragione dell’inferno.

 

‘ Al di là delle tombe e al di là delle vette ʼ pensai.

“ Un goccio di gioia? ˮ disse lei. E il suo sguardo si addolcì di una minerale preziosità.

Aveva 76 anni e mi voleva bene.

 

 

‒‒‒‒‒‒

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lunedì, 26 ottobre 2009

madonna della tenerezza

 

" Mescolatemi e agitatemi insieme a tutte le lacrime piante sulla terra e a tutte le afflizioni umane: ritornerò a galla come l'olio sull'acqua "

Datemi un tempo... e che poi si vada: e ci si incammina verso luoghi impensati.

 

13062009(019)

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giovedì, 22 ottobre 2009

                                      i miei grandi amori

07102009(003)

 

" Nella passione, con la quale soltanto l'amore coglie il chi dell'altro, va per così dire in fiamme l'interstizio mondano che ci collega agli altri e al tempo stesso ce ne separa.
Ciò che separa gli amanti dal resto del mondo è che essi sono privi di mondo, che il mondo che si pone tra gli amanti è bruciato. "

01102009(001)

Sto leggendo queste parole. Marta è vicina a me sul divano e io, ogni tanto, le accarezzo la testa. Poco distante Alfredo ci guarda: lo chiamo a me. Sembra capire che ho bisogno di lui. Mi conosce meglio di chiunque altro e io conosco lui. Si avvicina e mi sale sulle ginocchia, mentre io continuo a leggere la storia di un grande amore.
Fuori piove e io ora fisso un punto lontano, dentro di me, come guardassi una foto.

04052006(004)


Ora piove anche dentro. Socchiudo il libro e con esso anche gli occhi.
Li sento amare.

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sabato, 17 ottobre 2009

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Nulla di vero qui stasera: una fantasia asfissiata, qualche estasi pericolosa.
Si sta qui a far correre il sangue avanti e indietro, mentre un organetto suona in sordina il suo motivo.

" L'azione si svolge altrove... non lo hai ancora capito? "
" Tutto quello che so è che ho visto il sentiero bianco che nasce dal cuore, una casa che si erge sugli scogli in mezzo a un mare calmo e le onde che vanno a leccare il suo giardino. "

Una nevralgia dell'anima che cresce, inghiotte tutto, riempie ogni anfratto del suo fuoco, di un niente... di qualcosa infine.

" Sono solo deformazioni, falsificazioni, strumenti di cauta conquista di una verità che non potresti inghiottire in un colpo solo. "
" Lascia stare e passa. I significati mi fissano da ogni parte, come fantasmi.
Tu non parlare, non cercare di spiegarmi e soprattutto non disturbiamo questo chiaro di luna tra gli alberi.
Sai... il disincanto ha preso il posto dei giorni  e le parole hanno deposto il loro peso a terra e se ne sono andate.
Hai mai pensato che i pazzi non si incontrano mai con la loro tristezza? "
" L'ho sentito dire, ma non ricordo più da chi. "
" E' tempo di andare, o correremo il rischio che il terreno si annoi sotto i nostri piedi. "

Si splende in una vetta d'essere, si vede, si sa ed è tutto perfetto... a condizione di chiudere gli occhi. Sempre la vecchia bestia che cammina, che soffia, che sbatte di qua e di là: stride.

" Bisogna aprire una breccia nel vecchio muro. Ma non sommando le nostre virtù, che quelle, semmai, solidificano soltanto la vecchia sufficienza. "
" Non pensarci e rimaniamo su questo incessante finire e d'altra parte, la nostra esistenza è quale l'ha tessuta in noi l'oblio e lo sdrucciolevole tessuto del sogno non garantisce un senso univoco: le immagini sono sempre sul punto di scivolare via.
Buona notte. "

 

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lunedì, 12 ottobre 2009

Si può sprofondare in uno sguardo e si può temere di non riaffiorare più alla superficie. Un’intensità, un accanimento, le conferiscono qualcosa di magico e si resta lì come un frastornato sognatore in viaggio, con l’impossibilità di pervenire ad una meta, che non sia sospesa tra un timore appena temperato, una salvazione delusa o un impalpabile delirio onirico.

Il ricordo non lo offusca e la sua espressione perdura nello spazio e nel tempo del cuore, ma la possibilità di annullare la distanza tra sé e la sua dimora, sorta di estasi della madeleine, si perde nel silenzio di una parola ignota.

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domenica, 04 ottobre 2009

Resto fermo e ascolto. Gomiti puntati alle ginocchia: ascolto.
Una voce sbuca da un paesaggio diverso e porta con sè una primitiva originalità di uno stato umorale caldo, intimo, che diluito dal desiderio che lo interpreta, diviene una carezza gelida come un destino.
Le foglie degli alberi sono immobilizzate dal chiaro di luna e io frugo nella cavità della notte, in quella depressione della superficie esistenziale.
Ascolto:
" Inverti il valore affettivo che attribuisci ai volti del tempo e cerca nel seno della notte stessa. "
 La caduta si eufemizza in discesa e l'abisso si minimizza in coppa.

 Amo misurare il tempo attraverso le notti e non attraverso i giorni, poichè la notte è della sostanza stessa del tempo: stridore di denti e agitazione disordinata di larve.
Respiro.
L'incessante rinvio dei miraggi frantuma le forme, liquefa lo spazio e inghiotte lo sguardo, guardato ora da infiniti occhi che si accendono nel ventre stesso dell'oscurità.
" Qualcuno un giorno danzò per te, non scordarlo. "
Ricordo bene: era acqua. Il sorriso affacciato sul vuoto, mi parlava per strane vie, aderendo per via immediata ad un'altra acqua: la stessa che era in me.
Le foglie verdi avvizziscono di dolore e gli alberi sembrano di vetro.
Una donna, in lontananza, arrotola la sua vita su una lacrima, mentre io, esorcizzati i miei demoni, me ne torno a letto: gli occhiali al soffitto.
  

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domenica, 27 settembre 2009

A LUI

Un tempo. Un ricordo che corrode l'anima e morde dentro come fosse ora.
E' un tempo andato: solo che si rifiuta di invecchiare.
" Attaccati a me quando il brivido viene! "
Il bianco sul nero... e l'identità che va via come l'urina nel cesso.
Osservo me stesso guardarti cadere:
" Non lasciarmi ora! "
No, non ti mollo, anche se il nostro tempo sta per finire. "
Un disegno sfocato, due alberi alti e una montagna per sfondo: è tutto ciò che mi rimane di te, insieme alla morte che tarda a divenire ricordo.
E quando il tempo viene ti sento e dico alla luna:
" No, tranquillo, non ti  mollo. "
Mentre una lacrima involontaria mi attraversa il viso.

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domenica, 20 settembre 2009

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sabato, 05 settembre 2009

 

I giardini vengono gettati nell'acqua fredda delle sorgenti, tutta questa falsa coltura oscilla dalla parte della lattuga.

Alzai gli occhi dal libro: cosa ci facevo ancora in quella città? Il parco era silenzioso, abbassai la testa e mi rimisi a leggere.

Nel ciclo ristretto, favorito dal tempo canicolare, i giardini passano d’un tratto dal verde al secco. La conclusione univoca dell’orticoltura posta sotto il segno di Sirio, consacra la sterilità e l’impotenza dei semi di Adone.

Quale universo simbolico mi era venuto incontro? E che cosa avrebbe determinato?

Alla prima domanda avrei potuto rispondere molto dettagliatamente e, proprio per questo, temevo oltremodo la seconda.

‘ Debbo trovarla ’, pensai alzandomi e ricominciando a camminare. Non facevo altro da giorni.

Ero tornato più volte al Museo della Cattedrale e come la prima volta mi ero fermato di fronte alla Madonna di Jacopo della Quercia, in attesa di un profumo.

Con la speranza di rivedere la vecchia donna, alla quale ora avrei voluto fare mille domande, ero tornato a Palazzo Schifanoia ma, deluso, me ne ero tornato in albergo, stringendo tra le dita il piccolo sigillo.

Quella sera, particolarmente stanco ed affranto, andai subito a dormire e con il sonno giunse il corteo dei sogni.

Simili alla rugiada, che alimenta lo sboccio di nuovi germogli, le immagini si dispiegarono nel buio e facendosi strada attraverso il labirintico spazio del mondo onirico, mi accompagnarono sino al risveglio, quando i pensieri conservano ancora per qualche attimo un sentore di morte, un odore lieve di scantinato e di muffe: mi sentivo un ricettacolo vuoto, entro cui risuonavano voci remote.

All'alba ero già in strada e il buio della notte cominciava a sgretolarsi nelle ombre lunghe delle cose.

‘ Al mistero del buio si sostituisce la luce. ‒ dissi tra me  ‒ Ma è poi meno misteriosa la luce? Il cielo ha le sue ragioni. ’ conclusi avviandomi lungo il marciapiede.

Non avevo una meta, ma un’origine oscura detta le scelte migliori ed esse non avvengono mai per vie razionali ma, viceversa, emergono da buie e insondate profondità: decisi di cercare un mezzo e di recarmi a vedere villa Navarra, con la sua elegante torre Parisina. Ero già stato a visitare le segrete del Castello, dove avevano trovato la morte i due giovani amanti.

Narra la cronaca che furono decapitati sul medesimo ceppo, prima Ugo poi Parisina, ponendo fine così al loro incestuoso amore.

Seduto in fondo all’autobus pensavo alla storia dei due ragazzi, rinchiusi in due celle distinte.

Vidi Stella dell’Assassino giungere trafelata alle prigioni, per vedere un’ultima volta il suo unico figlio, ma questi, avvinto dal fuoco della passione e dallo spirito di sacrificio, non la ode già più, muore d’amore per un’altra madre.

Invano Parisina tentò di intercedere presso il marito, allo scopo di attribuirsi tutta la colpa e salvare così la vita del giovane amato. Ma a questo io non credevo:

‘ Ugo doveva morire. ’ mormorai  mentre scendevo dall’autobus.

La villa è a ridosso della strada per il mare, che taglia a metà quello che un tempo era  un paesaggio davvero delizioso.

Un'armonia naufragata nella precarietà di una via di fuga, che costringe chi guarda, se vuol ricomporne le vesti, a percorrerla tutta e ad andare con la mente alla meta: il mare.

Rimasi deluso dalla vista di quel panorama sfrangiato e la torre merlata di Parisina non bastò a placare l’inquietudine carica di nostalgia e di attesa, che mi pervadeva da giorni e giorni. Avevo sperato, cambiando scenario, che quel vuoto pieno di misteriosa presenza e di disperante incomprensibilità, lasciasse il posto alla pace. Vidi un giardino poco distante e decisi di entrare per riposarmi.

Mi sedetti su una panchina all'interno di un'aiuola circolare e quello spazio curvo, chiuso e regolare, mi donò un po’ di serenità: socchiusi gli occhi e mi raggomitolai su me stesso.

Attraverso le ciglia socchiuse, lasciai vagare lo sguardo sulla fontana che avevo davanti a me. Al centro, una statua di donna nuda fuoriusciva da una cornucopia e dava da succhiare la punta del dito al bambino che aveva in braccio.

‘ Chissà com’è  arrivata fin qui quest’immagine? ’ mi chiesi osservando  l'acqua che usciva dalla bocca di lei. Colpita dalla luce, scendeva brillando lungo il corpo e io mi lasciai cullare dalla vista di quel liquido luminoso. Stavo quasi per assopirmi, quando, ad un tratto, fu come fosse apparsa una voce.

Mi alzai, mi guardai intorno e fatti pochi passi il mio cuore quasi si fermò: seduta su una panchina, il volto poggiato a una mano, una donna mi mostrava il profilo. Immobile, tanto da sembrare una cosa sola con il marmo sul quale era seduta.

Colsi come in un’istantanea quella figura e ammirai l’abito chiaro, quasi impalpabile, che scendeva fino alle caviglie. Due trecce sottili, quasi una citazione tradotta in pettinatura, partivano dalle tempie e raccoglievano i capelli annodandosi sulla nuca, lasciando pendere ai due lati del viso due ciocche sciolte. La luce giocava sulla superficie di quell’immagine, colmandola di una diafana spiritualità, come se la bellezza terrena, toccata dallo splendore di quella celeste, si fosse improvvisamente pietrificata in quella postura.

‘ Un’epifania della vita stessa ’pensai e, nel batticuore di una tenerezza che si tramuta in desiderio, pronunciai un nome.

La donna si volse e con un cenno della mano mi invitò ad avvicinarmi. Mi sedetti  senza dire una parola e notai che lo sguardo di lei era diverso da come lo ricordavo.

I suoi occhi sembravano formati da strati di colore sovrapposti, più scuri sul fondo, si rischiaravano verso la superficie. Guardai le due piccole metà di una perla che ornavano i suoi orecchi e con il cuore ripiegato su di lei dissi:

" Ti ho cercata. "

" Lo so. " rispose meditabonda e la malinconia velò il suo volto, come se un dolore antico dormisse in lei un sonno così leggero, che il minimo contatto con il ricordo fosse sufficiente a destarlo.

La guardai negli occhi e mi persi in quel fluttuante fondale, specchio dell'anima, dove un'acqua fatale, irrevocabile, saliva ogni tanto alla superficie e a me sembrarono lacrime.

“ Parlami! ˮ le dissi posando una mano sulla sua. Ma qualcosa di imperioso, ribelle, apparve sul suo viso e un aspetto vagamente ferino le attraversò per un istante  gli occhi; un colore straordinariamente chiaro, quasi bianco, era cresciuto fino ad inondare lo sguardo, ma io ignoravo che quel rifiuto sdegnoso, combatteva contro un’intima dolcezza nel suo petto, come se l’uno bruciasse in un mondo sotterraneo e l’altra brillasse invece nel cielo.

Trassi dalla tasca il sigillo e lo lasciai sul palmo aperto della mano. Un sorriso comparve finalmente sulle labbra della lei:

“ Vieni, ‒ disse dolcemente  ‒ voglio farti ammirare il suo mondo e non un’ingannevole seduzione di un segno. Nonostante le malformazioni del tempo esso è vivo e sono certa che parlerà al tuo cuore molto meglio di un desiderio che si sforza di divenire visione.ˮ

Così dicendo si alzò e mi invitò a fare altrettanto.

Cominciammo a passeggiare nel giardino fianco a fianco e lei continuò:

“ Bene avrebbe fatto lo sguardo dell’uomo, oltre a levarsi verso i cieli, a scendere e scrutare l’intimo segreto dei fiori. All’interno avrebbe trovato una struttura minuta e gloriosa, altrettanto ricca di significato, di valore, di drammaticità e dove riposa, avvolto dalla corolla dei petali, il segreto di una generazione vegetale che si congiunge alla successiva. Come un gioiello prezioso, adagiato su un cuscino di seta colorato, l’architettura del fiore disegna l’ideogramma più antico e più sacro: quello della fecondazione. ˮ

Mi mostrò la coppa sontuosa del giglio tigrato, dove gli organi sessuali, ora pudicamente racchiusi , ora vistosamente proposti, rappresentavano, minuscola, la loro statuaria scena d’amore.

“ Guarda! ‒ mi disse chinandosi ‒ Gli organi maschili formano una palizzata circolare e al centro, delicata e superba, si erge la femmina, che ha in capo una stellina, a volte un anello, oppure un bottone.

Intorno ad essa è un girotondo di cavalieri innamorati, ma in questo singolare gruppetto amoroso, avvolto entro le colorate sete dei petali, la fanciulla rifugge il corteo dei maschi e assiste indifferente alla loro danza impercettibile. Ideale di una perfetta autonomia, essa non sarà fecondata dal loro seme, bensì da quello vagante portato dal vento o da insetti che hanno visitato altri fiori della medesima specie.

La concezione annunciata verrà dal cielo su ali di farfalla, di ape o di scarabeo, poiché ella è la vergine immacolata nella casa degli uomini. ˮ

“ La sorellina intoccabile. ˮ dissi  a voce bassa.

“ O la vergine del bosco. ˮ ribatté lei alludendo anch’essa ad una fiaba.
Eravamo giunti in un angolo appartato, dove una pianta di convolvolo era cresciuta attorno a un pozzo. Presi tra le dita un fiore e ne ammirai il pistillo, che mi apparve ora come una fanciulla nuda, di una sobria e casta nudità.
“ Ciò che accade nel cuore di ogni fiore, ‒ mi disse lei fattasi improvvisamente

assorta ‒ è un cerimoniale muliebre, una vicenda privata tutta femminile, come la storia sacra della vergine madre. ˮ

“ In alcuni fiori, ‒ ribattei guardandola fisso negli occhi ‒ perché spunti il pistillo bisogna attendere che gli organi maschili siano disseccati, inscuriti, morti. Soltanto allora fa la sua comparsa la regina. ˮ

“ Guarda questa fucsia, ‒ disse lei improvvisamente leziosa ‒ come avesse chinato lo sguardo, ha rivolto verso il basso la sua apertura e sembra l’abito di una donna, con un verde corpetto serrato e un’ampia gonna scampanata. ˮ

Passeggiammo ancora, a volte sfiorandoci la mano, che lei strinse dolcemente ad indicare una piantina di eliotropio, con i suoi piccoli fiori azzurri che mai cessano di guardare l'amante perduto e che con il loro profumo inebriano d'amore e di mistico languore.

Le raccontai la storia della ninfa Clizia e come questa, abbandonata da Apollo, si lasciò morire di inedia, rifiutando di nutrirsi e bevendo soltanto la brina e le proprie lacrime.

Trascorse il resto dei suoi giorni seduta a terra ad osservare il dio, che senza rivolgerle neppure uno sguardo, conduceva il carro del sole. Consumata dall'amore, si trasformò in un fiore che cambia inclinazione durante il giorno, secondo lo spostamento dell'astro nel cielo.

“ In una vetrata di Saint-Remi, ‒ conclusi io ‒ due steli di eliotropio fuoriescono dall'aureola che circonda il viso della Vergine e di San Giovanni, che assistono piangenti alla morte di Cristo. ˮ

“ Aspettami qui. ˮ mi disse dolcemente e scomparve dietro una siepe.

Temetti di vederla sparire di nuovo, ma lei tornò con una rosa in mano.

“ Per te. ˮ disse

E ci fu un attimo in cui il fiore passò dalle sue dita alle mie, un istante in cui, toccato da entrambe le mani, il dono fece emergere l'istante eterno della comunione totale. Un’emozione forte mi pervase l’animo, così forte che mi parve avesse radici e oggetto in cielo.

Passarono le ore, tutte racchiuse in un unico istante. E quel tempo verticale, che trasforma ogni luogo in una quinta fittizia; quel tempo che non fluisce più, ma scaturisce dalla materna cavità del buio, ci vide passeggiare mano nella mano, o stretti in un casto abbraccio.

Lei ignorava cosa vuol dire bruciarsi il cuore, nella cui segreta dimora, però,  sentiva nascere ora una pianta sconosciuta: il desiderio di un vitale sentimento d’amore.

Gelosissima della propria libertà e pronta sempre a difendersi con il gioco inesauribile delle metamorfosi, la sua ricca e multiforme natura era insidiata da una potenza umbratile e sottile, che invano cercava ora di imporre la sua legge.

Fu in quel fervido clima sensuale che le nostre labbra si sfiorarono: ma a me sembrò di baciare un'ombra.

 

 

 

postato da: meister alle ore 15:43 | link | commenti (37) | commenti (37)
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Chi sono

Utente: meister
Nome: roberto
Sono un viandante, un "cercatore"della verità che spera di non trovarla mai. Fossimo nell'800, sarei arruolato nella Provincia Pedagogica di cui parla Goethe, tra i Rinuncianti.

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